Come conservare le cellule staminali

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conservare le cellule staminali

Sempre più spesso si sente parlare di uno degli argomenti che di recente risulta di maggiore interesse nell’ambito scientifico: le cellule staminali e la loro conservazione. Esatto, proprio la conservazione di quelle cellule così importanti in grado di riprodursi velocemente, che attualmente sono oggetto di costante studio in quanto detengono un potenziale salvavita notevole. Su di esse le persone probabilmente hanno già qualche informazione, come per esempio che sono o embrionali o adulte, che aiutano nella lotta contro determinate patologie, oppure ancora se ne conosce il legame un po’ contorto con i tumori. Diverse notizie che comunemente non si possono comprendere nell’immediato, ma che danno un minimo di base per trattare l’argomento. Ma parlando di conservazione, invece, cosa si deve sapere davvero?

La conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale

Le cellule staminali sono cellule non specializzate che sono in grado di rigenerarsi in altre tipologie di cellule le quali, invece, sono specializzate. Nella scienza rappresentano letteralmente una scoperta in grado di poter migliorare o addirittura salvare la vita di moltissime persone. Quando si tratta della loro conservazione, gran parte delle volte, bisogna spostare il focus sul cordone ombelicale. Infatti il cordone ombelicale ormai rappresenta una fonte certa di cellule staminali da cui attingere, vista la scarsa compatibilità tra pazienti e donatori. Lo scopo sarebbe proprio quello di raccogliere le cellule staminali presenti nel cordone ombelicale al momento della nascita e conservarle tramite apposite banche o privatamente, per la propria famiglia. Come già detto, le cellule staminali hanno un’ottima efficacia su specifiche malattie e talvolta vi è una percentuale, tuttavia contenuta, di riuscita con i tumori (seppur sia un discorso molto ampio e colmo di contrasti). In particolar modo sono fondamentali quando è necessario effettuare un trapianto del midollo osseo: sono in grado di ricostruirlo interamente, soprattutto dopo i danni causati a terapie come radio-chemioterapia. La prima volta che vennero usate cellule di questo genere per un trapianto del midollo osseo fu nel 1988 e, da questa data, la ricerca continuò come un treno inarrestabile.

La raccolta delle cellule staminali per la conservazione: come avviene

Tra i fattori più importanti da specificare quando si parla di raccolta delle cellule staminali, vi è senza dubbio l’assenza di pericolosità, sia per la donna che partorisce, sia per il bambino. Dunque procedere con il loro prelievo non comporta alcun tipo di rischio ed è una procedura veloce e indolore. Viene eseguita una puntura sul cordone ombelicale, la quale raccoglie circa un decimo di litro di sangue contenente cellule staminali. In questa maniera si ottiene un campione che verrà trasferito al laboratorio e in seguito esaminato. Se soddisfa tutti i requisiti può essere conservato con successo. La decisione concernente la sua destinazione, però, spetta alla madre. A quel punto viene congelato. Può essere donato alla banca apposita pubblica per il bene della società, oppure può essere conservata privatamente per tenerla in famiglia e averla pronta in caso di sfortunata necessità. Le banche per la conservazione delle cellule staminali, mettono a disposizione di tutti quelli che ne hanno bisogno i campioni ricevuti. Sono coordinate dal Centro Nazionale Sangue insieme a Centro Nazionale Trapianti.

Conservare le cellule staminali privatamente: ha davvero senso secondo la scienza?

Un dibattito si apre invece quando si parla di conservare per via privata le cellule staminali del cordone ombelicale. La scienza spiega che nel caso di malattie oncologiche o genetiche, il sangue prelevato al momento della nascita, e di conseguenza le cellule staminali, sarebbe già portatore di queste anomalie genetiche e quindi si otterrebbero effetti nulli e/o contrari. Tuttavia su questo argomento preciso non vi sono ancora certezze, anche se la parte presa dalla scienza è più che chiara. Ciò che è concesso, invece, è la conservazione autologa dedicata. Si tratta di una conservazione spesata del sistema sanitario nazionale, a seguito di patologie dei neonati o dei loro parenti curabili con le cellule staminali. Ovviamente non può essere conservata la provetta di sangue con cellule staminali estratta dal cordone ombelicale di qualcuno che non è un proprio familiare: la probabilità che vi sia compatibilità è quasi pari a zero.

Conservazione cellule staminali: perché è importante prelevarle dal cordone ombelicale

Il cordone ombelicale è ricco di cellule staminali e il momento in cui si possono prelevare è letteralmente unico e va sfruttato. Oltre ad essere il vero primo gesto d’amore nei confronti del neonato e della famiglia o della collettività, è importante perché potrebbe sempre servire in caso di necessità. Inoltre è una procedura piuttosto rapida e soprattutto indolore. E va assolutamente ribadito il concetto che è raro trovare compatibilità con altri donatori, motivo per cui raccoglierle dal cordone ombelicale è un’occasione importante di salute assicurata.  Le cellule staminali potrebbero seriamente salvare moltissime vite o comunque combattere oltre 70 patologie. Possiedono un potenziale incredibile ed è il momento di usufruirne davvero con la loro conservazione.